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Corso di Primo Livello 25 Settembre

- 25 Settembre, 2024 -

Corso di Secondo Livello 1 Ottobre 2024

- 1 Ottobre, 2024 -

Inaugurazione Giovedì 25 Gennaio 2024, ore 18,
Photofactory Art, Via Cecchi 13.
Sarà presente l’Autore.

La mostra sarà visitabile fino al 10 Febbraio 2024
Martedì – Sabato 9,30 – 13 / 14,30 – 19,00

Tegole, lastrici, abbaini, mansarde, grondaie, comignoli, lucernari, persiane, terrazzi, ringhiere.
Questo e tanto altro, a creare geometrie precipitose e improbabili, emerge dai tagli fotografici del teleobiettivo di Roberto Materassi puntato sui tetti di Genova.
Un’operazione “ad escludere” per estrarre dal caos immagini che sono anzitutto racchiuse nella mente dell’autore e che solo dopo, attraverso lo scatto, si materializzano.
Se è vero che tutta la fotografia è un’operazione di esclusione, in questo caso lo è ancora di più.
Lo schiacciamento dei piani è l’artificio ottico che, abilmente utilizzato, consente al fotografo di costruire inquadrature che l’occhio umano può solo immaginare, giocando con le linee e neutralizzando la percezione della profondità della visione binoculare.

BIOGRAFIA

Roberto Materassi nasce a Genova nel 1956 e si è sempre considerato un appassionato di fotografia fino a quando, dopo aver partecipato ad un workshop a New York con il fotografo Davide Monteleone e con il photo editor Maurizio Garofalo, capisce che la fotografia non si ferma solo ad una inquadratura e ad un click ma che attraverso le immagini si possono raccontare storie e trasmettere emozioni.
Inizia così un percorso di crescita che lo porterà a partecipare a vari altri workshops con fotografi di fama internazionale quali Alex Webb, Rena Effendi, Franco Fontana, Ian Berry e Bruce Gilden dove da ognuno di loro apprenderà le tecniche dell street photography, l’importanza della luce, del colore, della composizione e della costruzione di un editing finalizzato al racconto di una storia.
La sua fotografia spazia da quella sportiva a quella di reportage alla paesaggistica alla street a quella di spettacolo.
Da ormai più di un decennio è entrato a far parte, con il ruolo di fotografo di scena, della compagnia teatrale Teatro Necessario che opera all’interno della Casa Circondariale di Genova Marassi dove si trova l’unico teatro in Europa costruito all’interno delle mura di cinta di un carcere.
Un teatro usato per fini culturali per la popolazione carceraria ma aperto anche al pubblico esterno e dove ogni anno un gruppo di detenuti porta in scena uno spettacolo che varia dal musical alla commedia alle tragedie shakespeariane.
Vive questa esperienza in maniera totale e profonda documentando con le sue foto dai provini che vengono sostenuti dagli aspiranti attori-detenuti, alle prove passando per la costruzione delle scenografie, alla realizzazione dei costumi che verranno poi indossati dai detenuti stessi durante le rappresentazioni degli spettacoli.
Una esperienza questa di grande importanza sociale e di forte impatto morale ed emotivo che arricchisce la sua personalità e che lo ha portato nell’arco degli anni a creare e consolidare un rapporto di confidenza e amicizia con alcuni detenuti che ancora stanno finendo di scontare la loro pena o in regime di semilibertà o che sono tornati ad essere liberi cittadini.
Collabora con lo Spin dell’ Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Genova e ha realizzato le immagini che sono state usate nell’ambito di una conferenza che si è tenuta nel Teatro dell’Arca all’interno del carcere di Marassi.
Nell’arco di questi anni ha partecipato a vari concorsi fotografici e realizzato varie mostre che hanno raccontato il suo lavoro.
Il progetto I Tetti di Genova nasce dopo aver visitato a Milano nel 2018 la mostra del fotografo Michael Wolf, un lavoro che evidenzia le geometrie, le simmetrie e i contrasti stilistici dei tetti di Parigi realizzato durante la permanenza del fotografo tedesco nella capitale francese.
Decide quindi di omaggiare Genova con questo progetto iniziando un lavoro di ricerca di queste caratteristiche nella sua città che lo porterà a girovagare per vari quartieri trovando in ultimo la disponibilità di alcune persone che abitano il centro storico che, aprendogli le porte delle loro abitazioni, gli hanno permesso di scattare dai loro terrazzi scoprendo così angoli della città che sarebbero rimasti sconosciuti ai più.