Voglio proprio vedere. Interviste impossibili ma non improbabili ai grandi fotografi

Voglio proprio vedere. Interviste impossibili ma non improbabili ai grandi fotografi

Autore

Michele Smargiassi

Casa editrice

Edizioni Contrasto Book

Codice opera

9788869658433

Prezzo

€ 24,90
Voglio proprio vedere. Interviste impossibili ma non improbabili ai grandi fotografi

Il nostro punto di vista

Autore Michele Smargiassi
Fotografie di Robert Capa, Nadar, Tina Modotti, Vivian Maier, Eugène Atget e W. Eugene Smith.

 

Pubblicato da Contrasto nel 2021, Voglio proprio vedere è l’ultimo libro scritto da Michele Smargiassi.

La struttura è semplice. Sei interviste immaginarie a grandi fotografi del passato: Robert Capa, Nadar, Tina Modotti, Vivian Maier, Eugène Atget e Eugene Smith.

Il modello a cui l’autore fa riferimento è quello delle “interviste impossibili”, che in Italia ha illustri precedenti. Il botta e risposta è una finzione narrativa in voga negli anni Settanta quando, alla radio, Eco, Calvino, Arbasino, Sanguineti e Manganelli intervistavano i grandi personaggi del passato (Beatrice, Diderot, Nerone, Montezuma, Socrate, …).

I soggetti scelti da Smargiassi rispecchiano un suo preciso interesse: «Nadar è un pioniere, rappresenta l’euforia del mezzo che consente di superare i limiti. Per Capa l’obiettivo è un modo per essere nel mondo, al contrario di Maier per cui è la strada per stare dentro sé stessi. Per Modotti la fotografia è lotta tra arte e vita, per Atget solo un documento, a discapito di chi vuole a tutti i costi farne arte. Poi c’è Eugene Smith per cui è ricerca dell’assoluto».

Di ciascun fotografo Smargiassi restituisce biografia e scatti iconici. Poi correda il tutto con questi dialoghi impossibili ma non improbabili.

Se, di norma, le scelte fatte da un autore sono determinanti per capire il filo conduttore di un testo, in questo originale libro – a metà tra saggio e fiction – tale premessa è ancora più vera. È la caratura e l’interesse dell’intervistatore a dare vita agli intervistati: ciò che fa la differenza è il suo modo di inquadrare i 6 personaggi.

Michele Smargiassi scrive su Repubblica dal 1989, si occupa di società, cultura e ha creato il blog Fotocrazia. Si è laureato in Storia contemporanea all’Università di Bologna e tiene lezioni e corsi in scuole, università e circoli culturali. È membro dei comitati scientifici della Società italiana di studi di fotografia, del Centro italiano per la fotografia d’autore, della Fondazione Nino Migliori di Bologna. Numerosi sono i suoi scritti sulla cultura visuale: L’immagine fotografica 1945-2000 (Einaudi, 2004); Un’autentica bugia. La fotografia, il vero, il falso (Contrasto, 2009); Ora che ci penso. La storia dimenticata delle cose quotidiane (Dalai, 2011); Sorridere. La fotografia comica e quella ridicola (Contrasto, 2020). Riassumendo: Smargiassi ha una formazione da storico, una passione per le immagini e una profonda curiosità verso la vita.

Il libro esordisce con le parole «Chiedo scusa» perché Smargiassi si scusa con i protagonisti delle interviste, per aver loro messo in bocca parole che forse non hanno mai pronunciato. Anche se, in molti casi, le parole riportare sono frasi estrapolate da diari o lettere (solo di Atget e Maier non abbiamo una riga). L’autore si diverte a farli confessare e contraddire, a smitizzarli per restituirceli più veri.

A tutti, il giornalista pone poi la stessa domanda: perché fotografate? «Da ciascuno ho avuto una risposta diversa. Perché la fotografia non esiste: esistono le fotografie, come oggetti e come pratiche, e ognuna è diversa dall’altra. Ciascuno di noi ha in mente un motivo, un movente, uno scopo, un destinatario quando decide mettere al mondo un’immagine. Ma alla fin fine, penso che tutte le fotografie condividano una medesima, forte, semplice spinta antropologica, morale, umana: la voglia di vedere il mondo e di condividere quella visione».